«Come mai avete iniziato questi lavori senza le dovute presentazioni? Adesso dovete pagarci il disturbo!».
Un disturbo che ammontava a 60 mila euro, pari al 4% dei lavori di ammodernamento e messa in sicurezza della Statale 106, nel tratto che va da Reggio a Melito Porto Salvo. La tentata estorsione non è riuscita ai cinque soggetti, ritenuti affiliati alle cosche Latella-Ficara e Iamonte, e arrestati stamattina all`alba dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria ai quali si era rivolto il geometra Francesco Testa, dipendente della società Cogip Spa di Catania.
In manette sono finiti Filippo Fontana, di 53 anni, Giovanni Gullì (34), Salvatore Minniti (51), Luigi Musolino (36) e Domenico Musolino (36).
Dopo l`inchiesta “Bellu lavuru”, anche l`operazione “Affari di famiglia”, coordinata dai sostituti procuratori Marco Colamonici e Stefano Musolino, ha svelato l`infiltrazione della `ndrangheta negli appalti per l`ammodernamento della statale 106.
Le due cosche, stando alle risultanze investigative raccolte dagli uomini del colonnello Carlo Pieroni, avevano chiesto una mazzetta del 4% all`impresa che aveva vinto l`appalto imponendo a questa la fornitura dei servizi.
Oltre ai fermi che dovranno essere vagliati dal gip nei prossimi giorni, la Dda ha disposto il sequestro di beni per un valore di circa 20 milioni di euro.
Stando alle singole posizioni, gli indagati Filippo Fontana, Salvatore Minniti e Luigi Musolino avrebbero direttamenti intimidito il geometra Testa avanzando la richiesta della somma di denaro. Giovanni Gullì e Domenico Musolino, invece, si sarebbero adoperati per agevolare gli incontri estorsivi intercorsi tra il dipendente della Gogip e gli altri indagati.
«L`indagine – scrivono i magistrati della Dda – si è giovata del fattivo contributo dichiarativo della vittima: la Cogip Spa con sede in Catania; ed infatti, l`amministratore della impresa, nella persona di Costanzo Francesco Domenico, denunciava, presso gli uffici della Direzione investigativa antimafia di Catania, i tentativi di estorsione posti in essere da ignoti soggetti in relazione ai lavori manutentivi che la società per azioni stava effettuando lungo la statale 106 jonica nel tratto compreso tra Reggio Calabria e Melito di Porto Salvo. Il denunciante riferiva di avere appresso dai suoi dipendenti operanti presso il predetto cantiere che l`impresa era stata oggetto di una richiesta estorsiva per un somma di denaro pari al 4% relativa alle singole categorie di lavori appaltati. La successiva escussione dei dipendenti indicati ed, in particolare del geometra Testa Francesco, capo del cantiere mobile oggetto della bramosia estorsiva, confermavano il dato riferito dal Costanzo e consentivano una dettagliata ricostruzione della dinamica criminale, nonché la sicura identificazione dei responsabili dei fatti così accertati».
I dettagli dell`operazione “Affari di famiglia” sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa tenuta al Comando provinciale dei carabinieri, diretto da Pasquale Angelosanto secondo cui «le indagini sono state attivate dopo la segnalazione dell`imprenditore che ha permesso di predisporre i servizi sul territorio per consentire il buon andamento del cantiere e la sicurezza delle persone che vi operavano. Questo comportamento ha consentito di costruire un`efficace risultanza investigativa con l`individuazione dei personaggi coinvolti, legate a due storici raggruppamenti di `ndrangheta come i Ficara-Latella e gli Iamonte».
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