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La tragicommedia chiamata Sogas

Pochi concetti bastano per delineare lo status tragicomico in cui versa il sempre più devastato e gelatinoso pianeta Sogas i cui artefici continuano a sfidare la cruda realtà rifiutandosi di lascia…

Pubblicato il: 07/03/2016 – 10:34

Pochi concetti bastano per delineare lo status tragicomico in cui versa il sempre più devastato e gelatinoso pianeta Sogas i cui artefici continuano a sfidare la cruda realtà rifiutandosi di lasciare il tempio dal quale sono stati espulsi, incarnando il ruolo elastico e fiabesco di quei bambini che raccontano bugie (non solo all’Enac) per apparire grandi. Infatti, gli stessi, ostinatamente barricati all’interno della redditizia area (franca) mercatale Sogas, sono impegnati ultra vires in quotidiani esercizi di rianimazione societaria, laddove invece la revoca definitiva della concessione potrebbe paradossalmente offrire il carpe diem (costituzione di una società ex novo) per l’agognato rilancio dell’aeroporto. Nel far ciò, gli incauti predicatori, con la stessa severità dei maestri delle scuole coraniche, condannano Falcomatà, Oliverio, Dattola, la Provincia di Messina, i sindacati, ecc., a sedersi dalla parte del torto, poiché i posti della ragione sono ovviamente tutti occupati dagli imperterriti saccheggiatori di lungo corso.
Trattasi della Raffa-Porcino-Calarco Corporation – assistita dall’atavica distrazione dei controllori (?) Antonelli e Pensabene – che, dopo aver chiesto ed ottenuto la cassa integrazione per esubero di personale, non ha esitato ad assumerne altro, ovviamente per chiamata diretta, e fra questi – part-time – anche una collaboratrice dello spericolato censore Calarco, già componente anche del comitato etico… Sogas. Salvo poi, quest’ultimo, a sparare raffiche di livorose accuse contro la CGIL ed il mondo sindacale (una fastidiosa complicazione), denunciando callidamente proprio la consistenza numerica di quel personale che egli stesso ha contribuito fin qui impunemente ad infoltire.
Ma non delude neanche l’immemore Raffa che, dopo aver più volte fraudolentemente annunciato urbi et orbi la già avvenuta concessione da parte dell’Enac della gestione trentennale (06/12/2012) e la mitigazione delle prescrizioni operative (31/10/2013), a seguito di una visita pastorale (a sezioni unite) in Irlanda, prima incassa il goffo diniego della Ryanair perché a Reggio si atterrerebbe in condizioni di insicurezza, poi si pone in strumentale conflitto con l’Alitalia (che resta l’unica compagnia ad aver impedito l’isolamento delle città di Reggio e Messina), quindi dichiara irresponsabilmente di condividere il subdolo “gran rifiuto” della Ryanair. Però, se dovessero arrivare i “soldini”, poiché “omnia vincit pecunia”, improvvisamente l’aeroporto – così com’è – diventerebbe ultra sicuro.
Dimenticando i neo sicofanti che alla Sogas è mancato il manico ma non i soldi ivi compresi i cinque milioni di euro deliberati dalla giunta regionale presieduta dall’ex governatore Scopelliti. Ovviamente, gli stessi non risparmiano neanche la Camera di Commercio che, rifiutando il pagamento di appena “euro 170…”, avrebbe concorso alla fuga dall’aeroporto delle società di autonoleggio, alla cessazione dell’attività di una tavola calda all’interno dell’aerostazione, al defilarsi dei Vigili Urbani, alla sparizione dell’AirSud, alla pluri alterazione dei bilanci, alla gestione della pubblicità aeroportuale il cui ben remunerato incarico è stato retroattivamente conferito nell’anno 2015 ad un neo-assunto già stipendiato, alla nomina dello stesso – autentica risorsa societaria – all’anticorruzione, alla retribuzione di dipendenti da mesi irreperibili, ed anche di un operaio addirittura pagato prima dell’assunzione, ecc. . In questo proscenio di “illegalità diffusa” (Porcino dimissionario dixit – 04/03/2015), va riconosciuto al Cda in carica l’indomito spirito emulativo visto che – come Porcino – conferisce con rara superficialità delicatissimi incarichi e licenzia per le vie brevi sia la Sig.ra Sonia Falzia che lo spaesatissimo Gregorio Lia.
Ostentandone gli scalpi. Vada per quello della bella sindacalista, ma non per Gregorio Lia, vittima della rete a strascico antisindacale che traduce in chiave collodiana la triste volgarità del potere. In questa cornice demagogico-investigativa, concludo anticipando la convocazione a breve di una conferenza stampa su intrecci ed ombre che gravano sulla Giustizia reggina che, pur ripetutamente adita sul caso Sogas, tarda crudelmente a manifestarsi.

 

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