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Un collage di linguaggi creativi

LAMEZIA TERME Il Crac (Centro di ricerca per le arti contemporaee) di Lamezia organizza la mostra “Era vulgaris”, una personale di Roberto Giriolo a cura di Valentina Tebala. L’esposizione sarà ape…

Pubblicato il: 14/03/2016 – 18:26
Un collage di linguaggi creativi

LAMEZIA TERME Il Crac (Centro di ricerca per le arti contemporaee) di Lamezia organizza la mostra “Era vulgaris”, una personale di Roberto Giriolo a cura di Valentina Tebala. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 19 marzo al 31 marzo. È la prima ricca ed esaustiva personale dell’artista calabrese Roberto Giriolo. La mostra, ideata e curata da Valentina Tebala, presenta più di trenta opere dell’omonimo ciclo dell’artista, mettendo in rilievo i concetti, le soluzioni e i linguaggi creativi che stanno alla base della sua indagine formale e della sua ricerca concettuale e comportamentale. Roberto Giriolo, nato come pittore e disegnatore, si serve di tecniche e media spesso molto differenti: dal collage e i classici strumenti pittorici al più disparato e curioso readymade, fino alle installazioni site specific, passando per le immagini della cultura di massa recuperate da giornali, pubblicità o cataloghi di moda. Ma punto fermo e centrale del suo lavoro è l’Uomo e l’habitat contemporaneo in cui vive, nell’Era vulgaris: “l’era della standardizzazione e della sterilizzazione culturale”.
Giriolo pone l’uomo al centro del suo destino, raccontandone le gesta e gli affanni che nel tempo lo hanno annichilito e reso quell’ominide evoluto, ma che pare regredire nelle attitudini al rango più meschino del volgo: quando egli giunge a sacrificare ogni responsabilità e dignità intellettuale, perdendo la libertà di pensiero, parole e azioni, in favore di una più comoda omologazione di massa. Così l’artista si serve della locuzione Era vulgaris – non da ultimo subendo il fascino del lemma latino, come ironico omaggio o commemorazione delle radici della civiltà occidentale – per esprimere l’aspirazione della sua ricerca alla denuncia netta e democratica di un Occidente capitalistico ingordo, di una globalizzazione nociva alle diversità culturali e ambientali, verso una riflessione libera e consapevole sulle contraddizioni della società odierna.
Un lavoro politico, finanche scomodo ed ingombrante, che nel panorama artistico italiano si inserisce in questo senso tra quelle piuttosto isolate ricerche impegnate in un ragionamento critico forte e incidente rispetto al contesto in cui si inserisce: il mondo contemporaneo e gli umani che lo abitano. Ricorrendo a pennellate e cromie esplosive ereditate da un certo Espressionismo e Graffitismo americano, e ai giochi di senso e parole sulle scie Dada e Pop, l’artista interpreta le grandi tele pittoriche o le tavole in legno, gli acquarelli o le stampe digitali, fino alle installazioni, al libro o ai prototipi d’artista.

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