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Sport e integrazione, in campo con il Csi la prima vittima di tratta

REGGIO CALABRIA Dalla Nigeria ai campi da gioco di Reggio Calabria ne ha fatta di strada Blessing, ventenne oggi ospite dello Sprar di Calanna. Da questa stagione è anche una “calciatrice” dell’ass…

Pubblicato il: 15/01/2017 – 8:01
Sport e integrazione, in campo con il Csi la prima vittima di tratta

REGGIO CALABRIA Dalla Nigeria ai campi da gioco di Reggio Calabria ne ha fatta di strada Blessing, ventenne oggi ospite dello Sprar di Calanna. Da questa stagione è anche una “calciatrice” dell’associazione di volontaria-to “Angeli Bianchi” che partecipa al campionato nazionale di futsal femminile, organizzato dal Centro Sportivo Italiano. A bordocampo ci sarà la sua piccola bimba di sei mesi, nata da un amore violento che ha stuprato la libertà di Blessing durante il viaggio che la conduceva in Italia. Una storia ordinaria di “tratta”, a cui la rete umanitaria e di accoglienza la ha sottratta. Adesso gioca assieme ad alcune sue coetanee in una squadra di calcetto e a breve inizierà anche l’attività di volontariato in ospedale con gli “Angeli Bianchi”.
Una rete virtuosa, quella del Centro Sportivo Italiano di Reggio Calabria, che ha posto il tema dell’ac-coglienza al centro della propria agenda associativa. Quella di Blessing è una delle tante che si intrecciano al PalaCsi di Gallina che è la “casa” della “ReggioAColori”, formazione sperimentale che mixa l’allenamento allo studio nello spogliatoio. Venti ragazzi di undici nazionalità differenti con la stessa divisa che affrontano gli altri oratori della diocesi di Reggio Calabria – Bova nell’Oratorio Cup.
Un’attività che ha avuto anche una gemmazione. A Porelli nella struttura gestita dall’Ats Filoxenia è nata la “BagnaraAColori” con i minori non accompagnati del Centro di primissima accoglienza.
Calcio, libri e culture completamente diverse convivono in modo del tutto ordinario in una straordinaria storia di inclusione sociale: «Devo ammettere – spiega il presidente provinciale del Csi, Paolo Cicciù – che è stato naturale per noi approcciarci a queste ragazze e questi ragazzi. Come Csi vigiliamo sul territorio e tocchiamo con mano le “urgenze” sociali. Scegliamo, però, di intervenire facendo massa critica con le forze sane del nostro territorio che sono tante e vanno solo stimolate nel mettere a sistema ciascuna le proprie ricchezze».E c’è un ragazzo che con la sua storia racconta la filosofia del Csi. «Chi frequenta il nostro palazzetto di Gallina ha notato che da quest’anno ad aiutarci nell’attività sportiva c’è Jaspreet, un ragazzo indiano che sta vivendo un periodo di stage nella nostra struttura; – conferma Cicciù – la sua storia parla di impegno e voglia di riscatto attraverso lo Sport così è diventata la nostra mascotte e siamo orgogliosi che, con le sole nostre forze economiche che sono al lumicino, possiamo garantire a lui questa piccola opportunità per sostenere il suo percorso di formazione umana e professionale». In occasione della Giornata Mondiale dei Profughi e dei Rifugiati per il Csi è il momento propizio per tirare le somme di quanto sinora fatto e di quanto ancora c’è da fare. «L’attività sportiva “libera” sta crollando – conclude Cicciù – e ci sono tanti ragazzi, come i minori non accompagnati, che rischiano di “vivacchiare e non vivere” per citare Pier Giorgio Frassati. Bisogna intervenire, ma le Istituzioni non possono e non devono usare i migranti solo per la copertina dei giornali. È un’emergenza educativa che come tale va concepita».

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