REGGIO CALABRIA Dapprima è sembrato un fatto naturale, quasi scontato: il passaggio di Mimmo Tallini dal gruppo Misto a quello di Forza Italia – comunicato oggi in aula dal presidente del Consiglio Irto – ha sanato un vulnus e ricomposto un’anomalia (una delle tante) del parlamentino regionale calabrese. Ma il rientro tra i berluscones del coordinatore provinciale azzurro, nonché ex candidato alle politiche, potrebbe nascondere qualcos’altro, un colpo di scena. Il ritorno di Tallini sarebbe insomma una mossa preventiva in vista di quella che ormai è più di un’indiscrezione: l’attuale capogruppo Alessandro Nicolò è pronto a dire addio a Fi per aderire a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Una decisione che sorprende, ma poi non più di tanto.
La crisi nei rapporti tra il consigliere reggino e i vertici forzisti si è consumata, com’è noto, nella fatidica notte in cui – quando ormai mancavano pochi giorni alla presentazione delle liste – Nicolò si è ritrovato all’improvviso fuori dall’elenco dei candidati al Parlamento; e questo malgrado avesse già firmato l’accettazione della sua candidatura. Per il politico che, fino a quel momento e da almeno un decennio, era stato un punto di riferimento imprescindibile del partito azzurro in Calabria, l’estromissione dalle liste è stata un vero e proprio trauma. Lo stesso Nicolò non ha esitato a definirla come uno «stupro», un’onta tanto inaspettata quanto dolorosa.
Smaltita la delusione post-elettorale, il capogruppo azzurro avrebbe dunque deciso di voltare pagina e di trovare una nuova collocazione, sempre nell’alveo del centrodestra ma in un partito diverso da quello di Berlusconi e dei suoi luogotenenti calabresi, Jole Santelli e Roberto Occhiuto, evidentemente ritenuti co-responsabili delle risoluzioni del coordinamento nazionale.
TALLINI CAPOGRUPPO Secondo le prime indiscrezioni, Nicolò sarebbe pronto ad annunciare il suo trasferimento in FdI prima della prossima seduta del consiglio regionale, che dovrebbe svolgersi entro la metà di aprile. Svelato il colpo di scena, non resta che interpretare anche la mossa, per certi versi altrettanto sorprendente, di Tallini. L’ex aspirante deputato avrebbe concordato il suo passaggio in Fi con lo stesso Nicolò, che avrebbe acconsentito proprio per via del rapporto di amicizia e stima che esiste tra i due consiglieri. Il fine di Tallini, tuttavia, è prettamente politico. Dopo la fuoriuscita di Nicolò, infatti, l’unico a rimanere nella formazione azzurra sarebbe stato Ennio Morrone, che non è un esponente di Forza Italia ma che nella formazione berlusconiana è comunque rimasto per questioni di calcolo e, soprattutto, per non essere costretto a rinunciare alla presidenza della commissione di Vigilanza, di norma affidata al principale partito di opposizione.
Lo stesso Morrone avrebbe avallato la mossa di Tallini per evitare l’imbarazzo di essere l’unico rappresentante istituzionale di una formazione politica che non è più la sua. Da questo ragionamento ne deriva anche uno successivo: Tallini si appresta a diventare il nuovo capogruppo di Fi. E da questa posizione avrà certamente un ruolo di primo piano nelle dinamiche di un partito che, dopo il ridimensionamento subito alle ultime elezioni, va in cerca di una riorganizzazione interna in vista delle regionali 2019.
Quanto a Nicolò, dovrebbe aderire al gruppo Misto, in una sorta di effetto switch con Tallini. Lì troverà Fausto Orsomarso e Wanda Ferro, che ormai non possono più considerarsi gli unici fratellisti presenti nel consiglio calabrese.
Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it
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