COSENZA Truffa, falso e riciclaggio di valori bollati. Sono le accuse che vengono contestate ai presunti componenti di una banda sgominata durante l’operazione denominata “Patenti facili” eseguita nel 2019 dalla squadra mobile di Roma. Furono 15 le misure cautelari, emesse dal Gip su richiesta della Procura della capitale, a carico di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere e dei reati di truffa, falso e riciclaggio che operavano a Roma, Salerno ed anche a Cosenza. Dalle indagini è emerso il sistema che sarebbe stato messo in piedi da alcune autoscuole che avrebbero concesso l’abilitazione alla guida dietro il pagamento di somme in denaro che oscillavano tra i 2.000 e i 3.500 euro. I candidati, sebbene impreparati, avrebbero ricevuto via telefono le soluzioni ai quesiti della prova. Il gup, Valerio Savio, ha fissato l’udienza preliminare a carico di 54 indagati che si terrà il prossimo 28 maggio in camera di consiglio a Roma. Parte lesa nel procedimento è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Di rilievo secondo gli investigatori, la figura di M. G. 64enne della provincia di Cosenza, titolare di alcune autoscuole a Praia a Mare ed in altri comuni del cosentino. Quello ricoperto è un doppio ruolo: gestiva le sedute d’esame presso le Motorizzazioni Civili e procacciava, con l’aiuto di altri soggetti, i candidati intenzionati ad ottenere un “aiutino” nel corso degli esami. Tra i calabresi indagati, figurano: Leonardo Genovese, Valerio Varlaro, Luca Napoli, Pietro Paolo Guerra, Riccardo Surace, Valter Granato, Umberto Greco, Franco De Francesco, Giulio Marino. (f.b.)
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