LAMEZIA TERME «Cosa dice il commissario?». «E i tempi, quali sono?». Curiosità domande, partecipazione. Il sit-in di iniziativa popolare che si è svolto questa sera davanti al palazzo del Comune di Lamezia Terme ha visto la partecipazione di oltre 300 persone. Lo testimoniano, tra le altre cose, le 330 firme circa che sono state raccolte per chiedere un programma che si sviluppi in tre punti: un presidio per l’area di Scordovillo, dov’è sorto il campo rom che attualmente ospita circa 800 persone; la bonifica della stessa area che sovente, nel terreno adiacente, si trasforma in una discarica incontrollata di rifiuti; la cessazione dell’illegalità diffusa come il traffico di rifiuti illeciti, l’inquinamento di aria e terreno, lo smaltimento illecito di rifiuti che alcuni rom perpetrano con la connivenza di ditte e cittadini provati senza scrupoli.
A tutti coloro che hanno partecipato oggi è stato regalato un nastro bianco da legare al polso, simbolo di purezza, di salubrità, di pace. Dopo lo spaventoso rogo che ha avuto luogo il 14 luglio scorso, e che ha impregnato l’aria di un denso e acre fumo nero (a causa dell’incendio di copertoni, resine, carcasse di auto e rifiuti di vario ordine e grado) un gruppo di cittadini, slegati da ogni interesse partitico, hanno deciso di dare vita al gruppo Facebook “Class action fumi tossici Lamezia Terme” che in pochi giorni ha raccolto oltre 4000 iscritti. E proprio oggi la Procura di Lamezia, guidata da Salvatore Curcio, ha aperto un’inchiesta sul rogo, affidando a un geologo l’incarico di realizzare una relazione tecnica sull’incendio: il fascicolo è stato affidato alla pm Marica Brucci.
Forse ci si aspettava qualche numero in più rispetto agli iscritti al gruppo e anche rispetto alla grande indignazione che serpeggiava sui social al momento del rogo. Ma 330 persone, a Lamezia, per una manifestazione che parte senza l’appoggio di nessun partito politico è un lusinghiero risultato che raramente si registra. La gente è arrivata alla spicciolata, tra le 17 e le 19. C’era chi lasciava una firma e andava via, chi si è fermato, ma il va e vieni è stato attivo per tutta la manifestazione. Ed è stata attiva la partecipazione, con domande, proposte, un sostegno fatto di applausi e condivisione. Nessun rappresentate politico locale si è presentato.
Alla manifestazione hanno aderito anche i commercianti di Lamezia. Dalle 18, per un quarto d’ora, hanno abbassato le saracinesche in segno di protesta. Sulle vetrine hanno lasciato un cartello: “Chiuso per protesta fumi tossici Scordovillo”.
I promotori – Fabrizio Basciano (docente), Annalisa Dattilo (docente) e Agnese Serra (ingegnere) – sono stati accolti dal commissario prefettizio Giuseppe Priolo, che ha preso in consegna il documento con le richieste e le firme raccolte. «Sono contento che ci sia questa attenzione verso i problemi della città – ha detto Priolo –. Queste sono problematiche che devono riguardare tutti in uno sforzo corale. Quello che posso assicurare è che l’impegno delle istituzioni è corale: tra qualche giorno ci sarà un incontro in Prefettura a Catanzaro. Questa mattina abbiamo deliberato la costituzione di parte civile nel procedimento aperto dalla Procura di Lamezia e abbiamo nominato il nostro tecnico che parteciperà agli accertamenti tecnici preventivi». Il commissario ha parlato di «guardare oltre il proprio interesse particolare per avere una condivisione di idee, di programmi, di intenti, perché solo così si può arrivare a risolvere queste problematiche». Tra gli organizzatori anche Valeria Lucchino, Luca Cristiano e Antonio Lucchino.
«Non pensavo a una partecipazione così ampia e così condivisa, è importante – ha detto Fabrizio Basciano tra gli applausi dei presenti –, stiamo affermando un principio che è il principio di cittadinanza. Noi siamo cittadini di questa città, dobbiamo riappropriarci dei nostri spazi. Tanti anni fa si faceva. Poi abbiamo dimenticato queste belle prassi positive. Questa non è la causa di qualcuno. Non c’è da portare acqua a qualche mulino. Qui non ci sono mulini. Qui ci sono solo cittadini che vogliono vivere in un ambiente salubre. Vogliono vedere rispettato il diritto alla salute, un diritto sancito costituzionalmente. Non possiamo più aspettare. L’ora è adesso. Non dobbiamo guardare al passato, non dobbiamo covare rancori, dobbiamo semplicemente da dire “Cosa possiamo fare ora?». (a.truzzolillo@corrierecal.it)
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