CATANZARO «Dove sono i miei soldi?», chiede Laura (nome di fantasia) al suo datore di lavoro. «Non ti preoccupare, ci sono gli avvocati e adesso arrivano i carabinieri». Un dialogo dai toni accesi, quello intercettato nel video pubblicato sulla pagina Facebook «Il pagamento? Poi vediamo – Osservatorio sullo sfruttamento in Calabria». Purtroppo il video è molto a tono con il titolo della pagina.
«Io non vado via», risponde la ragazza che chiede il proprio compenso. «Questa è casa mia», è la replica di quello che sarebbe il proprietario di una struttura balneare dello Jonio catanzarese. Poi, forse perché si accorge che il dialogo era trasmesso in diretta sui social, qualcuno dà in escandescenze, spinge via la giovane: poi sono calci e pugni (preceduti da un “cu a faci ‘a diretta”) e anche il tentativo di rompere il telefono cellulare per interrompere la comunicazione.
Sulla pagina Facebook che ha inaugurato la campagna estiva contro gli «schiavi» nelle attività turistiche appare il messaggio: «Vergogna a Soverato Marina. Una ragazza chiede di essere pagata e viene presa a calci. Se qualcuno conosce la ragazza siamo disposti a darle supporto sindacale». Nel video condiviso sui social si legge che «la giovane ha una bambina di quattro anni e lavora per mantenersi in regola».
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