PESCARA Contraddizioni, incongruenze soprattutto manca un movente. Queste le motivazioni che hanno portato i giudici del tribunale del Riesame dell’Aquila a scarcerare Natale Ursino, originario di Locri e residente nel teramano, considerato presunto mandante dell’agguato del 1 agosto a Pescara. L’agguato si consumò tra i tavoli esterni di un bar della Strada parco di Pescara dove fu ucciso l’architetto Walter Albi e fu ferito Luca Cavallito. I giudici hanno accolto, il 7 marzo, l’istanza dell’avvocato Cesare Placanica del foro di Roma e dell’avvocato Giovanni Scarfò del foro di Locri che difendono il calabrese, ritenuto elemento di spicco della ‘ndrangheta. A scagionare il calabrese, arrestato il 14 febbraio scorso all’aeroporto di Fiumicino, sarebbe stata la stessa vittima ferita dal killer quella sera di agosto. Cavallito ha indicato come responsabile dell’agguato Cosimo Nobile, detto Mimmo, la cui posizione si appesantisce poichè, sino ad ora, era considerato un mero esecutore dell’agguato. A metà novembre in tre, tutti con precedenti, risultarono iscritti nel registro degli indagati per i fatti del 1° agosto 2022, con l’accusa di omicidio e tentato omicidio. Due degli indagati erano stati arrestati il 21 settembre per l’assalto ad un centro alimentare di Villanova di Cepagatti l’11 luglio dello scorso anno. Nel corso della rapina fu sottratta una pistola ad una guardia giurata che sarebbe stata poi utilizzata per l’agguato del 1° agosto. Sul movente dell’omicidio e tentato omicidio del primo agosto, l’ipotesi più accreditata dagli inquirenti sarebbe un affare, da migliaia di euro, per in progetto di case galleggianti al porto turistico di Pescara. (Lapresse)
x
x