FORLÌ Sono 34 i provvedimenti di custodia cautelare sia in carcere che ai domiciliari con 63 milioni di sequestri emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Bologna e la Procura di Forlì in una maxi-indagine nei confronti di esponenti del mondo imprenditoriale romagnolo, ex politici, funzionari, tra cui alcuni di Ausl Romagna e prefettura di Ravenna. Le accuse riguardano vari episodi di corruzione; l’indagine è partita da un caso di traffico di droga. È l’inchiesta nella quale (ve lo raccontiamo qui) sono finiti agli arresti domiciliari l’ex direttore dell’Agenzie delle Dogane Marcello Minenna, attuale assessore all’ambiente della regione Calabria e l’ex parlamentare della Lega Nord Gianluca Pini. L’inchiesta ha avuto inizio durante un’operazione antidroga della Squadra Mobile di Forlì nel gennaio del 2020 da cui sono seguite numerose intercettazioni telefoniche.
Secondo la Procura, «è stato così possibile disvelare due veri e propri sistemi di illecito arricchimento facenti rispettivamente capo agli universi economici riconducibili in particolare a un imprenditore forlivese e all’ex parlamentare uniti, oltre che da saldi e fiduciari rapporti privati, da vicendevoli interessi finanziari. Per salvaguardare e ingrossare questi ultimi, i due hanno reciprocamente posto a disposizione l’uno dell’altro le proprie peculiari capacità di interferenza illecita nei contesti all’interno dei quali si muovevano».
Sempre secondo la Procura, «l’imprenditore forlivese si giovava di importanti conoscenze criminali legate alla malavita albanese e al narcotraffico per approvvigionarsi di denaro da reinvestire in attività formalmente lecite o per acquisto di immobili. Si profilerà chiaramente – viene sottolineato – il pieno coinvolgimento di questo soggetto in un’attività di traffico internazionale di stupefacenti operato in collaborazione con un gruppo criminale armato di origine albanese».
Quanto all’ex parlamentare Pini, avrebbe sfruttato le sue conoscenze di alto livello maturate grazie all’incarico istituzionale per «garantire la presenza di persone a lui asservite all’interno di diverse istituzioni pubbliche locali e nazionali» i quali gli «garantivano la cura dei suoi interessi all’interno dell’amministrazione di appartenenza».
Secondo quanto emerso, è stato dunque possibile evidenziare la costituzione di «una rete di rapporti che ha permesso, tra l’altro, all’ex parlamentare di ottenere un appalto milionario dall’Ausl Romagna per la fornitura di dispositivi medici (attività rispetto alla quale non sussisteva alcuna specifica attitudine aziendale) lucrando così anche sulla crisi pandemica del 2020. Sono stati inoltre comprovati rapporti corruttivi tra l’ex parlamentare e appartenenti alle forze di polizia, un funzionario prefettizio e vertici dell’Agenzia delle Dogane», cioè Minenna.
Secondo la Procura di Forlì, sono due gli episodi cruciali che hanno segnato le indagini: l’arresto in frontiera da parte delle autorità italiane nell’estate del 2020 di due fratelli soci di un’impresa di autotrasporto che, provenienti dal Belgio, alla guida di un auto-articolato trasportavano circa 28 kg di cocaina. Il trasporto «è stato preceduto – secondo i magistrati – da un viaggio in nord Europa dell’imprenditore forlivese assieme ai due fratelli poi arrestati». In seguito «le perquisizioni eseguite nella primavera del 2021 che hanno avuto come obiettivo le sedi di diversi operatori economici, dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, dell’Ausl Romagna e di alcuni degli indagati». L’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati «ha permesso di ricostruire dettagliatamente i rapporti intessuti dall’ex parlamentare con appartenenti alle istituzioni per ottenerne uno stabile asservimento delle loro pubbliche funzioni ad interessi economici e imprenditoriali prettamente personali. Le comunicazioni acquisite hanno inoltre rilevato l’esistenza di legami dell’ex parlamentare con esponenti politici di rilievo nazionale».
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