LAMEZIA TERME Doveva essere il progetto «simbolo dell’unione della città», unire le forze per «essere più forti» era il sogno iniziale. Ventisette mesi dopo, di quel progetto e di quel sogno di mezza estate non rimane più nulla. Con una nota stringata diffusa in mattinata, è stata sancita la fine dell’Fc Lamezia Terme, il club nato nell’estate del 2021 dalla volontà dell’ex presidente, Felice Saladini. Il club gialloblù, dunque, è stato ritirato dal campionato di Serie D. Un epilogo affatto banale, anticipato dai rumors che si susseguono da settimane, e da una uscita di scena che già sapeva di prologo di un capitolo finale già scritto. Quella del direttore sportivo Fabrizio Maglia, dimessosi proprio ieri sera – ufficialmente per motivi personali – dopo la vittoria ottenuta in casa dai gialloblù contro il Sant’Agata. A stretto giro, neanche ventiquattrore dopo, il ritiro del club in corsa.
«Preso atto che alla terza stagione sportiva gli obiettivi non sono stati raggiunti» recita la nota «la società ha deciso di rinunciare al campionato in corso». A pesare sulla scelta della dirigenza gli scarsi risultati sportivi passati, finora giustificati solo perché raggiunti da un club relativamente giovane, sebbene costruito attraverso faraoniche campagne acquisti, e lo scarso (scarsissimo) appeal dei gialloblù tra i tifosi lametini. Una decisione, dunque, motivata da un sostanziale fallimento del progetto nato «per creare un’unica identità calcistica per il territorio e aspirare ai campionati dei professionisti» si legge ancora nel comunicato.
Storia di un amore mai nato, un romanzo scritto male dal principio. Perché le ambizioni della società sin da subito si sono scontrate con la dura realtà di una città che ha sempre osteggiato, e anche con un certo disprezzo, l’Fc Lamezia Terme. In città nessuno (o in pochissimi) ha mai digerito questa nuova realtà calcistica, soprattutto il tifo lametino più accanito e feroce, fortemente legato ai colori biancoverdi della Vigor Lamezia e a quelli giallorossi del Sambiase e che dunque ha sempre rifiutato di lasciarsi alle spalle la storia per abbracciare il futuro incerto a tinte gialloblù, contestando anche con veemenza Saladini: striscioni, offese e scritte sui muri campeggiano in molte zone della città contro l’ex presidente, addirittura aggredito fisicamente a settembre del 2021.
Senza l’amore e la passione dei tifosi e senza alcun obiettivo sportivo raggiunto, ecco servito l’ennesimo progetto fallito del calcio lametino che spera, prima o poi, di ritornare tra i professionisti. Resta da capire cosa faranno Vigor e Sambiase e che ne sarà del titolo sportivo dell’Fc (superiore per categoria) che potrebbe allettare qualcuno. Intanto sul campo restano ora le briciole e un titolo consegnato nelle mani del sindaco, Paolo Mascaro. Un epilogo a tratti beffardo perché proprio il primo cittadino lametino ha sempre difeso la bandiera biancoverde e ora, quella gialloblù, assomiglia al trofeo di una guerra vinta senza neanche combattere. (g.curcio@corrierecal.it)
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