RENDE L’ex assessore del Comune di Rende Pino Munno, coinvolto nell’inchiesta “Malarintha“, non è più agli arresti domiciliari. Per lui, il tribunale di Cosenza ha concesso la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Rende, accogliendo la richiesta del suo legale, l’avvocato Garritano. Nell’elenco delle accuse formulate a carico di Munno, vi è l’acquisto di materiali che sarebbero stati in uso all’indagato ma pagati con le tasse dei cittadini di Rende. Un’altra delle contestazioni mosse dagli inquirenti nei suoi confronti parte dalla «costruzione di un canile-cimitero per animali» formalmente di proprietà di un familiare del politico. Contesto nel quale «sono emerse diverse condotte – è l’accusa –, ritenute integranti delitti di peculato». L’assessore si sarebbe rifornito di «reti metalliche, motoseghe, pneumatici» da utilizzare per l’opera e di altri materiali «che, con il concorso dei dipendenti e amministratori della società in house Rende Servizi srl, sono stati acquistati dall’assessore Munno ma posti a carico della società pubblica». (f.b.)
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