ROMA Ida Teresi, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Paolo Sirleo, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, Antonio De Bernardo, pm a Catanzaro, Federico Perrone Capano, sostituto procuratore a Bari e Stefano Luciani, sostituto procuratore a Roma, Eugenio Albamonte, sostituto procuratore a Roma, Antonella Fratello, sostituto procuratore a Napoli e Giovanni Musarò, sostituto procuratore a Roma. Il Consiglio superiore della magistratura è arrivato al voto sulle nuove nomine per i sostituti della Procura nazionale antimafia. Il voto – come sottolinea Domani – «ha portato a otto candidati con la stessa valutazione, mentre i posti vacanti sono sette. Per questo la pratica è tornata in commissione per il coordinamento della motivazione e a prevalere dovrebbe essere il magistrato con la maggiore anzianità». Seguendo questo criterio, e in attesa della decisione che deve essere confermata dalla Terza commissione, a rimanere fuori potrebbe essere Stefano Luciani.
«Ho pensato: mi sta ammazzando». Con queste parole il pm Giovanni Musarò aveva raccontato alla Commissione parlamentare antimafia che lo aveva ricevuto in audizione, l’aggressione subita da parte del superboss della ‘ndrangheta Domenico Gallico nel carcere di Viterbo il 7 novembre 2012. Dopo avergli rotto il naso, Gallico riempì Musarò di pugni e calci. «Sono stati secondi infernali, un’esperienza che non auguro a nessuno – ha raccontato il pm – mi avrà dato una cinquantina di pugni e sessanta calci. Mi ha massacrato, ho avuto paura». A salvarlo è stato il giovane avvocato che era stato chiamato per assistere Gallico, «prima ha provato inutilmente a fermarlo, poi, non riuscendoci, ha chiesto aiuto agli agenti di polizia penitenziaria. A lui devo la vita. Quattro agenti lo hanno tirato via mentre mi picchiava. Quando ho trovato la forza di guardarlo era steso supino a terra, con un agente della penitenziaria seduto sul suo sterno e diceva “soffoco”». Musarò, pm del “caso Cucchi“, ha dunque nel curriculum dieci anni da pm a Reggio Calabria e la conduzione di inchieste contro la ‘ndrangheta reggina.
Paolo Sirleo, prima della procura di Catanzaro ha prestato servizio nella Dda di Reggio Calabria e anche lui vanta numerose inchieste contro la ‘ndrangheta e il narcotraffico. Infine, Antonio De Bernardo, come Sirleo, ha lavorato nella Dda di Reggio Calabria ma a Catanzaro ha lavorato alla maxi inchiesta denominata “Rinascita Scott” contro le cosche vibonesi. (f.b.)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
Senza le barriere digitali che impediscono la fruizione libera di notizie, inchieste e approfondimenti. Se approvi il giornalismo senza padroni, abituato a dire la verità, la tua donazione è un aiuto concreto per sostenere le nostre battaglie e quelle dei calabresi.
La tua è una donazione che farà notizia. Grazie
x
x