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‘Ndrangheta, morto il boss don Ciccio Valle. I familiari: «Uomo di grande forza e bontà»

Patriarca del clan di Cisliano e Vigevano, era emigrato da Reggio Calabria nel ’79 durante la “prima guerra di ‘ndrangheta”

Pubblicato il: 21/02/2025 – 10:40
‘Ndrangheta, morto il boss don Ciccio Valle. I familiari: «Uomo di grande forza e bontà»

«Uomo di grande forza e bontà, esempio di amore e dedizione per la famiglia». È così che figli e parenti hanno scelto di ricordare pubblicamente don “Ciccio” Valle, storico boss della ‘ndrangheta di Cisliano e Vigevano, morto a 87 anni lo scorso 16 febbraio, con alle spalle una condanna a oltre 21 anni. Valle si trovava ai domiciliari dopo essere stato scarcerato per motivi di salute.
Un manifesto significativo rispetto al curriculum criminale di don Ciccio. Il suo è stato un nome di “peso” nello scacchiere della criminalità organizzata calabrese trapiantata in Lombardia. Ciccio Valle, infatti, ha commesso tutta una serie di reati documentati dalla Dda e dalla squadra Mobile nel blitz che, a luglio 2010, aveva eseguito la maxi operazione «Infinito-Crimine». Nell’indagine furono condannati anche figli e nipoti. Al centro il ristorante-covo «La Masseria» di Cisliano dove i Valle ricevevano e minacciavano le loro vittime d’usura. Don Ciccio era il patriarca del clan, certificato come mafioso però solo dalle sentenze seguite al blitz del 2010. Inchieste che scoperchiarono poi tutto il potere dei Valle e anche le ramificazioni nel mondo imprenditoriale (soprattutto nel business dei videopoker) della famiglia Lampada (cognati dei Valle). La seconda fase dell’inchiesta aveva portato anche alla condanna di due magistrati calabresi.

Il curriculum criminale

Emigrato da Reggio Calabria ai tempi della prima guerra di ‘ndrangheta negli anni ’70, era originario di Archi, quartiere di Reggio. Don Ciccio, nell’agosto del 1977, era stato ferito a colpi di arma da fuoco «da ignoti attentatori». Già nel ’73 Francesco Valle aveva cercato di uccidere Carmelo Barbaro «che, qualche ora prima, aveva cercato di uccidere il fratello, Demetrio Valle, sparandogli contro numerosi colpi di arma da fuoco». Nel ’79, come segnalano gli investigatori, il trasferimento «a Vigevano (Pavia) con la moglie Angela Nucera e i figli Fortunato, Angela, Leonardo, per sfuggire alla vendetta della cosca “Geria-Rodà”.
«In quel territorio si impegna a realizzare gradualmente un vero e proprio trapianto della cosca originaria». C’è un evento significativo nella storia criminale di don Ciccio Valle: il 15 gennaio 1999, Luciano Violante, all’epoca presidente della Camera dei deputati e don Luigi Ciotti, già a capo di “Libera”, si ritrovarono a Vigevano, quando lo Stato riconsegnò alla città il bar “Giada”, confiscato nel ’95 proprio alla famiglia Valle. (Gi.Cu.)

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