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Laganà: «Lotta alla ‘ndrangheta più difficile se i beni confiscati non vengono riutilizzati»

La direttrice dell’Agenzia nazionale alla Conferenza in Cittadella. «Al Sud a volte c’è un problema di un numero eccessivo di beni da gestire»

Pubblicato il: 10/03/2025 – 18:56
Laganà: «Lotta alla ‘ndrangheta più difficile se i beni confiscati non vengono riutilizzati»

CATANZARO «La lotta alla criminalità non si può limitare alla spoliazione del patrimonio se poi il patrimonio rimane inutilizzato». Lo ha detto Maria Rosaria Laganà, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, intervenendo alla Conferenza annuale sui beni confiscati che si è tenuta nella sede della Regione Calabria a Catanzaro. «L’Agenzia – ha spiegato Laganà, che ha origini calabresi – ha voluto rendere ancora più trasparente e condiviso il processo di destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, consentendo a tutti gli attori individuati dal Codice Antimafia di manifestare il proprio interesse alla destinazione. La completa digitalizzazione del processo amministrativo di destinazione migliora non solo la trasparenza, ma anche l’efficienza, la tracciabilità e l’accessibilità, a beneficio di tutte le parti interessate, inclusi enti pubblici, organizzazioni non profit e cittadini. Abbiamo poi avviato – ha proseguito il direttore dell’Agenzia nazionale per beni confiscati – delle interlocuzioni con vari soggetti che ci possono aiutare a superare alcune difficoltà, ad esempio con l’Agenzia del demanio abbiamo firmato una convenzione per affrontare e risolvere le problematiche legate alla presenza di abusi all’interno degli immobili. Sono state avviate delle interlocuzioni ulteriori con il commissario della Zes con l’obiettivo di snellire e accelerare le procedure. Mentre a livello normativo, sono stati presentati diversi emendamenti al pacchetto sicurezza, che sono all’esame del Senato, per quanto riguarda la possibilità di richiedere la valutazione delle aziende già nella fase del sequestro, per capire se l’azienda è capace di stare sul mercato o eventualmente decretarne al più presto la fine per evitare che ci siano sprechi di risorse e favorendo l’insediamento di aziende che offrono lavoro legale». Infine, Laganà ha osservato che «al Sud c’è il problema di un numero di beni a volte eccessivo, anche una concentrazione di tantissimi beni in piccoli contesti che non sempre agevola una progettualità valida per un loro riutilizzo. Abbiamo dei comuni in cui ci sono più beni confiscati che abitanti e sono anche beni che hanno una condizione strutturale precaria che richiedono investimenti maggiori. A Nord ci sono meno beni, più distribuiti e in condizioni migliori. In alcuni contesti regionali c’è una maggiore consapevolezza e voglia di cimentarsi con il riutilizzo dei beni. Ci sono altri contesti in cui le pressioni delle famiglie malavitose sono costanti e rendono abbastanza difficoltoso il dialogo con gli enti locali, su questo – ha concluso il direttore dell’Agenzia per i beni confiscati – stiamo cercando di lavorare coinvolgendo le prefetture e quant’altro ed è un segnale importante perché la lotta alla criminalità non si può limitare alla spoliazione del patrimonio se poi il patrimonio rimane inutilizzato».  (c. a.)

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