LAMEZIA TERME Soggetti riconducibili alla ‘ndrangheta coinvolti in un’attività di «mediazione» tra due imprese. A sceglierli sarebbero stati Samuele Calamucci e Carmine Gallo, l’ex superpoliziotto morto nelle scorse settimane. Entrambi tra i 51 indagati nell’inchiesta sul dossieraggio della Distrettuale antimafia con al centro il “Gruppo Equalize”. Un’attività svolta, secondo l’accusa, disponendo di una «rete relazionale di livello, costituita da imprenditori, investigatori privati, manager di importanti industrie, persone del mondo della politica e dello spettacolo», attraverso la quale il gruppo Equalize avrebbe progressivamente costituito un importante bacino di collaboratori esterni e di clientela. Tra questi, dunque, anche persone con un background criminale di spessore elevato e un ex collaboratore di giustizia: Annunziatino Romeo.
Non un soggetto qualunque. Romeo (cl. ’64) di Platì e arrestato per violenza privata e indagato per tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, dal 1985 al 2022 riporta diversi precedenti penali, tra i quali figurano reati di estorsione, ricettazione, delitti in materia di stupefacenti e poi ancora rapina, minaccia e lesioni con una ultima condanna diventata irrevocabile il 6 febbraio 2024. Nel casellario di Romeo non risultano precedenti specifici per delitti riconducibili alla criminalità organizzata, ma la pg ricostruisce una sua «probabile affiliazione alla ‘ndrangheta e alla cosca “Barbaro-Rosi” di Platì e alla sua proiezione in Lombardia». È stato il Ros dei carabinieri ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare a Opera, su ordine del gip Fabrizio Filice, come richiesto dal pm della Dda Francesco De Tommasi nei confronti dell’ex pentito di ‘ndrangheta stragista. Il suo nome era già saltato fuori in alcuni verbali di Carmine Gallo davanti ai pm della Procura di Milano. L’ex superpoliziotto, infatti, aveva spiegato di aver coinvolto Romeo per ricostruire il profilo dell’imprenditore calabrese Mazzagatti mentre, su commissione di Eni, avrebbe redatto un report anche nei confronti di Piero Amara e Vincenzo Armanna. Indagini ricostruiste «attraverso un collaboratore di giustizia, un cugino di Saverio Morabito, l’avevo convinto negli anni ‘90 a collaborare e ha collaborato con la giustizia, uno che bene o male mi dava informazioni prima». Secondo Gallo, dunque, questo collaboratore di giustizia gli fornisce dettagli compromettenti per ricostruire il profilo di Mazzagatti, «ma non l’ho inserito nel rapporto, no».
Indagando sul gruppo di Carmine Gallo ed Equalize, gli inquirenti hanno fatto luce su un particolare episodio che vede tra i protagonisti uno dei 10 indagati della nuova inchiesta. Si tratta dell’imprenditore romano classe ’67 Lorenzo Sbraccia per il quale il gip ha respinto la richiesta di arresto. In veste di Ad di un’impresa general contractor specializzata nella gestione di progetti edili complessi, la Fenice Spa, tra il maggio e l’ottobre 2023, si è rivolto al gruppo Equalize «per avere un supporto nella mediazione con un’impresa subappaltatrice dei lavori edili in diversi cantieri gestiti dalla Fenice». Si tratta della G&G Costruzioni, gestita da Luca e Claudio Motterlini. Le indagini avrebbero fatto luce sulla scelta di Sbraccia, subentrato alla guida della Fenice, di «interrompere i pagamenti dello stato di avanzamento dei lavori, compresi quelli già emessi». L’imprenditore mantiene la promessa, con i rispettivi legali che avrebbero cercato, senza esito, una mediazione. Fino all’ingiunzione di pagamento e per un totale di ben 35 milioni di euro.
Così, sempre come è emerso dall’inchiesta, l’imprenditore avrebbe scelto due strade, quella del ricorso al decreto ingiuntivo, ma anche quella di affidarsi al duo Gallo-Calamucci. La richiesta è chiara: trovare un mediatore dotato di «capacità intimidatoria sufficiente» a convincere la controparte a sedersi al tavolo della trattativa e concedere «una somma di gran lunga inferiore a quella pretesa, poco più di 8 milioni di euro, a fronte dei 35 richiesti». Così Gallo e Calamucci avrebbero deciso di coinvolgere diversi soggetti riconducibili alla cosca di ‘ndrangheta Barbaro di Platì, tra cui soprattutto l’ex collaboratore di giustizia Annunziatino Romeo, ma anche due componenti della famiglia Barbaro, Pasquale e Francesco.
Gli inquirenti hanno ricostruito una serie di incontri in tre fasi. In uno di questi, ad esempio, l’imprenditore chiedeva a Gallo di far intervenire «un soggetto forte», con Gallo che lo rassicura parlandogli di un «calabrese, uno di Platì». Il riferimento è ovviamente ad Annunziatino Romeo, «uno che si è fatto la galera» sottolinea Gallo all’imprenditore. Insomma, l’obiettivo era quello di incaricare della mediazione un soggetto che la controparte avrebbe inquadrato come legato all’ambiente mafioso, «per poterne quindi percepire tutta la portata intimidatoria ed essere così realmente indotti ad accettare una transazione». (g.curcio@corrierecal.it)
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