RENDE «Ci dite perché siamo stati commissariati? Oggi i risultati delle inchieste giudiziarie dicono che l’80% delle contestazioni si sono risolte in maniera positiva. Parliamo di una città che si pone ai vertici regionali che viene sciolta dal ministro Piantedosi. A lui e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella offriamo gli elementi relativi a questi dati ma vorremmo sapere perché il comune è stato sciolto». L’ex sindaco di Rende, Marcello Manna convoca la stampa in un hotel nel cuore del territorio rendese. Tiene stretto un documento «indipendente» realizzato da OpenCalabria e redatto dal professore Unical Francesco Aiello. L’avvocato snocciola dati e numeri (si fermano al 2022) che restituiscono una sintesi estrema contenente fattori favorevoli all’azione amministrativa del comune di Rende guidato proprio da Manna. L’ente è da quasi due anni commissariato in seguito al decreto di scioglimento deciso dopo che la commissione di inchiesta ha rilevato la presenza di infiltrazioni della criminalità organizzata.
«Il dato di partenza rendese oggi è una fotografia chiara della buona performance ottenuto», dice Marco Greco ex consigliere comunale di maggioranza.
L’ex vicesindaca Marta Petrusewicz, invece, parla, con riferimento al report, di un «indicatore composito della qualità complessiva delle amministrazioni comunali». Il rapporto misura tre pilastri: capacità burocratica, qualità classe politica, performance economica finanziaria. «Su 19 comuni chiamati al voto, emergono difficoltà dei piccoli comuni». Tornando a Rende, «è l’unica che ha una crescita forte di tutti i tre pilastri, l’unico dei comuni ad avere una valutazione complessivamente favorevole e sopra la media nazionale», precisa Petrusewicz.
Prende la parola l’ex assessora Lisa Sorrentino, per fare rispondere alle domande dei cronisti rispetto all’impegno futuro di Laboratorio Civico. «Noi non abbiamo mai smesso e non abbiamo mai nascosto la volontà di mantenere fede al nostro lavoro in comune. C’è la voglia di riscatto rispetto ai terremoti verificatisi. Siamo stati sempre inclusivi. Non intendiamo rimanere tra coloro che son sospesi. Siamo pronti a dialogare con chi è disposto a guardare al futuro pensando ad una città che deve aprirsi e non chiudersi». Insomma Manna e i suoi saranno della partita, conferma scontata ma pur sempre una conferma.
La chiosa spetta a Marcello Manna, che allontana le ipotesi di «fallimento» dell’esperienza politica e amministrativa di Laboratorio Civico. L’ex sindaco ricorda di essere «partito da zero e di aver governato due legislature». «Siamo qui e andiamo avanti, non siamo riusciti a contaminare l’altra parte politica ma non siamo attrezzati per i miracoli».
La Rende del futuro riparte inevitabilmente dal passato, dal commissariamento e dal fermo politico dell’amministrazione. Manna però si dice sicuro di aver lasciato un’eredità lontana dalla realtà descritta dalle opposizioni e dagli oppositori. «Dei 49 progetti del Pnrr, metà sono stati realizzati e metà da realizzare», precisa l’avvocato . Che continua: «dobbiamo bussare alla porta della Corre dei Conti. Da due anni non abbiamo parlato del predissesto, bisogna risolverlo. Chiunque si siederà sulla poltrona da sindaco sarà fortunato ed avrà un’ottima macchina da guidare». Una precisazione, l’ultima, di Marcello Manna sul Psc: oggetto di discussione e tra gli elementi cerchiati in blu dalla commissione di inchiesta. Oggi il dibattito politico è animato dalla discussione sul piano strutturale associato agli antipodi rispetto al Psc, piano strutturale comunale.
«È giusto che si parli di Psa, ma qualcuno dovrebbe fare pace con se stesso. Il Psa si lega alla città unica. Ben venga un ragionamento in questo senso ma servono amministrazioni che abbiano visioni comuni. E oggi non mi pare vi siano le condizioni». (f.b.)
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