REGGIO CALABRIA Via libera all’introduzione della figura del consigliere regionale “supplente” a partire dalla prossima legislatura: lo ha stabilito il Consiglio regionale che ha approvato con il voto della maggioranza di centrodestra la proposta di legge – emendata – che sancisce l’incompatibilità tra le figure di assessore e di consigliere regionale. L‘emendamento prevede una riduzione della spesa per i gruppi consiliari pari a 1,5 milioni in cinque anni, con le risorse risparmiate destinate a borse di studio per i giovani calabresi. Dure le critiche dell’opposizione di centrosinistra all’introduzione del “supplente”. Come anticipato dal Corriere della Calabria, invece, la maggioranza ha deciso di ritirare un altro provvedimento – una modifica dello Statuto, abbinata peraltro alla norma del “supplente” – che prevedeva l’introduzione di un limite del 30% al numero di assessori esterni in Giunta.
Disco verde dunque alla legge di iniziativa del centrodestra per introdurre, dalla prossima legislatura, la figura del consigliere regionale “supplente”. Per motivare questo provvedimento la maggioranza, con la relazione di Giuseppe Mattiani (Lega), presidente della Commissione Riforme, ha evidenziato come «in Calabria abbiamo una giunta composta, oltre che dal presidente, da 7 assessori: in questa legislatura abbiamo 1 assessore-consigliere regionale e 6 assessori ‘esterni’. Dunque, in questi primi tre anni e mezzo, abbiamo avuto solo 1 consigliere impegnato a tempo pieno nel governo regionale: l’assessore Gallo. Ma cosa potrebbe accadere se, ad esempio, ci fosse una giunta regionale composta esclusivamente da assessori-consiglieri? Probabilmente si andrebbe incontro ad una vera e propria paralisi del Consiglio, delle Commissioni e degli altri momenti di costruzione delle norme. Per questo – ha sostenuto il centrodestra – in tante Regioni d’Italia esiste la figura del consigliere “supplente” o comunque è prevista l’incompatibilità tra il ruolo di assessore e quello di consigliere regionale: Lombardia, Toscana, Veneto, Marche, Abruzzo, Basilicata, Molise, solo per citarne alcune. Con la nostra proposta vogliamo rafforzare l’autonomia e l’indipendenza dei consiglieri regionali rispetto al governo regionale, attraverso una chiara disciplina dell’incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere, in modo da garantire non solo la separazione netta tra le funzioni legislative e quelle esecutive, ma anche un più efficace funzionamento del Consiglio regionale. Nel momento in cui un consigliere regionale dovesse essere nominato assessore – conclude- il suo posto in Consiglio verrebbe provvisoriamente preso da un altro consigliere “supplente” per il periodo nel quale il consigliere “titolare” è impegnato in una postazione nel governo della Regione». Secondo il centrodestra il provvedimento non comporterebbe un aumento dei costi, ma anche per questo la maggioranza ha introdotto – e approvato – un emendamento finalizzato a una riduzione delle spese per i gruppi consiliari con un risparmio quantificato in 300mila euro all’anno, di un milione e mezzo in 5 anni (anche qui dalla prossima legislatura). «Risorse – hanno spiegato gli esponenti della maggioranza – che verranno destinate, per il tramite dell’Ufficio di Presidenza, a borse di studio per meritevoli e bisognosi. Siamo convinti che ci sia, da parte di tutti, piena adesione sull’esigenza di contenimento dei costi della politica, ma per evitare che le proposte in campo contrastino con il valore della rappresentanza democratica e con la necessità di assicurare un’azione legislativa e amministrativa sempre più produttiva e di qualità, il tema va affrontato, come stiamo facendo, con segnali concreti e soprattutto fuori dalla demagogia e del facile populismo».
Critiche alla introduzione del “supplente” dai banchi dell’opposizione, che voterà no. Antonio Lo Schiavo (Misto) osserva: «Il consigliere supplente mi sembra solo una piccola operazione politica finalizzata a sistemare gli equilibri nella maggioranza, era più opportuno fare una riflessione sull’assetto istituzionale della Regione e sulla sua forma di governo, mi sembra solo un altro escamotage per accentrare ancora di più il potere dell’esecutivo introducendo una figura di consigliere precario qual è il supplente». Raffaele Mammoliti (Pd) rileva: «La maggioranza di centrodestra invece di pensare a come risolvere le emergenze pensa a legiferare sul consigliere supplente. E’ un modo con cui di fatto si entra nella campagna elettorale, perché questo provvedimento è finalizzato solo ad agevolare alla maggioranza la composizione delle liste. A mio avviso questo provvedimento potrebbe far anche anticipare la fine anticipata alla legislatura: è anche un avviso che lancio all’opposizione. Quanto ai risparmi di cui parla la maggioranza, mi sembra che sia solo un gettare un fumo degli occhi ai calabresia». Davide Tavernise (M5S): «Non c’è alcun risparmio di spesa. Questa proposta non si può votare assolutamente, anche perché come al solito non veniamo chiamati a confrontarsi nemmeno quando si cambiano le regole del gioco». Per Giovanni Muraca (Pd) «si tratta di una legge piena di errori anche terminologici». Secondo Franco Iacucci (Pd) «ho molti dubbi sul fatto che non ci sia aumento di costi ma il vero punto è se questi provvedimenti sono davvero utili, soprattutto se le riforme si fanno a spizzichi. C’è bisogno di una riflessione più complessiva». Ernesto Alecci (Pd) osserva: «Il supplente sarà in qualche modo nominato dal presidente della Giunta e quindi dipenderà dalla volontà del presidente della Giunta, la cui influenza sul Consiglio regionale dunque alla fine aumenterà. E questo è un problema». Mimmo Bevacqua (Pd) rimara: «Qui si parla solo della necessità di risolvere problemi di equilibri politici e non ad elevare il dibattito sulle riforme istituzionali. Perché non si ragiona sul voto disgiunto? Quando si parla di Statuto si parla della nostra Costituzione regionale, e le regole comuni vanno stabilite insieme, non a colpi di maggioranza. Siamo pronti al confronto su una riforma complessiva dello Statuto». Critico anche Ferdinando Laghi (DeMa): «La legge sul supplente riduce l’autonomia decisionale del Consiglio regionale e quindi non la valuto positivamente». Amalia Bruni (Pd) a sua volta rileva: «La maggioranza fa un minuetto, “assessore esce e consigliere rientra, consigliere esce assessore rientra”, ma questo depotenzia il voto popolare». A difendere il testo, dai banchi della maggioranza, Giacomo Crinò (Forza Azzurri): «E’ falso parlare di moltiplicazione delle poltrone, perché il limite dei 38 tra Consiglio e Giunta non può essere variato a livello regionale, e quindi non c’è alcun aumento dei costi. Con questo provvedimento si sancisce un principio sacrosanto che è quello della separazione tra poteri e si premia il lavoro dell’assemblea legislativa». Antonio Montuoro (Fratelli d’Italia) evidenzia che «fu il centrosinistra nel 2015 a modificare lo Statuto eliminando il limite degli assessori esterni e quindi facendo aumentare i costi. Con la norma sul “supplente” assicuriamo un lavoro più efficace del Consiglio regionale». Per Antonello Talerico (Forza Italia) «a volte qualcuno dell’opposizione appare affetto della “Sindrome di Cotticelli”, cioè la perdita di lucidità, perché quando viene in commissione è una persona diversa da come poi si presenta in aula». Secondo Pasqualina Straface (Forza Italia) «nel 2015 il centrosinistra aumentò i posti per gli esterni in Giunta e quindi i costi, noi invece non aumentiamo le spese. E non abbiamo problemi a fare le liste, anzi offriamo anche qualche posto…». Luciana De Francesco (Fratelli d’Italia) aggiunge: «Mi sarei aspettato la stessa partecipazione al dibattito da parte dell’opposizione in Commissione, cosa che non c’è stata». Quindi Giuseppe Graziano (Azione): «Risparmiare 1,5 milioni non è una trovata pubblicitaria come ho sentito dire ma è un atto concreto con cui interveniamo sulla necessità dei giovani a restare in Calabria. L’opposizione evidentemente non pensa ai giovani calabresi. Quanto alla riforma dello Statuto, raccogliamo l’appello, siamo pronti al confronto anche da domani ma già in Commissione l’opposizione non si è mai presentata». Chiude il dibattito Francesco De Nisi (Azione): «Continua a predominare il populismo, il supplente colma la perdita di un territorio dovuta alla nomina di un consigliere assessore».
Non è stata invece discussa, in Consiglio regionale, la proposta di modifica dello Statuto, presentata sempre dalla maggioranza di centrodestra, che, abbinata a quella sul “supplente”, puntava a una riduzione fino al 30% del numero di assessori esterni in Giunta (in sintesi, si prevedeva che in una Giunta a 8 gli assessori esterni non potevano essere più di due). La norma è stata ritirata dalla maggioranza su proposta di Mattiani, presidente della Commissione Riforme, che ha motivato il ritiro con «la necessità di un maggior approfondimento e di un coinvolgimento anche dell’opposizione». Secondo i “bene informati” peraltro il ritiro sarebbe stato dettato anche da alcune perplessità sul testo all’interno della stessa maggioranza – si dice manifestate anche dal governatore Roberto Occhiuto – per una eccessiva compressione delle prerogative del presidente della Giunta. Di conseguenza, resta, per il momento, intatta l’attuale formulazione statutaria che di fatto non prevede alcun “tetto“ al numero degli assessori esterni (in teoria dunque in Giunta potrebbero esserci anche solo esterni).(a. cant.)
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