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Cosenza, l’ora più buia e le scuse mancate. Il rischio appagamento del Catanzaro

Il club rossoblù fugge dalle sue responsabilità. E ora torna Alvini. Al “Braglia” il passo indietro delle Aquile, ma il quarto posto non è lontano

Pubblicato il: 31/03/2025 – 7:49
di Francesco Veltri
Cosenza, l’ora più buia e le scuse mancate. Il rischio appagamento del Catanzaro

È stato un turno di campionato da dimenticare per Cosenza e Catanzaro. Più doloroso per i Lupi che, sconfitti nettamente dal Pisa in casa, si avvicinano sempre di più alla retrocessione in serie C. Il ritorno in panchina di Massimiliano Alvini potrà risolvere ben poco. Passo indietro, rispetto al derby, delle Aquile sconfitte dal Modena. Ma i playoff restano una certezza.

Cosenza, l’ora più buia e le scuse mancate

Almeno a parole, buttate lì senza crederci più di tanto, quella di sabato scorso al “San Vito-Marulla” doveva essere la partita del rilancio, dello «spirito combattivo da ritrovare» (cit. Pierantonio Tortelli) nella tradizione, della presenza più o meno fissa, alle ultime sedute di allenamento, del patron Eugenio Guarascio, in grado di dispensare fortuna, slancio e stimoli nuovi alla squadra per la sua rimonta impossibile. Alla fine, com’era ampiamente prevedibile, Cosenza-Pisa si è trasformato in un calvario, l’ennesimo di questa annata distruttiva del calcio cosentino. Cosenza-Pisa, (e i motivi, per i più distratti, basta leggerli nel tabellino della gara), ha detto definitivamente che quella in corso si inserisce di diritto tra le pagine più buie dell’ultracentenaria storia rossoblù, e non tanto per la retrocessione ormai scontata, ma per come è stata gestita l’intera stagione e per quello che ha prodotto: stadio semideserto, rottura totale tra città e proprietà, una serie interminabile di mortificazioni (vedi derby perso in quel modo lì) e passione della tifoseria costantemente calpestata, senza la minima pietà.
Non era mai accaduto che il Cosenza calcio deponesse le armi con così largo anticipo in un campionato professionistico. Non era mai accaduto che alla vigilia di una sfida da ultima spiaggia, venissero aumentati i prezzi dei biglietti di curva e si chiudessero due settori dello stadio. Non si era mai visto un distacco emotivo del popolo silano tanto potente, tale da abbandonare al suo destino una squadra fragile, lasciata perennemente in balia delle onde da quello che dovrebbe essere il suo capitano, Eugenio Guarascio, seguito a ruota da Rita Rachele Scalise, l’amministratore unico.
Nelle prossime sette settimane non ci sarà più spazio da dedicare al calcio giocato e all’ipocrisia della matematica che ancora non condanna. Il Cosenza calcio, questo Cosenza calcio, non appartiene da tempo, da anni, all’universo serie B. In questo 2025 è stato più chiaro che mai.
Da oggi in poi si prospettano giornate lunghissime, pesanti, di ulteriore tensione e sconforto, di totale senso di impotenza di fronte a un futuro che, per egoismo e interessi economici di una sola persona, non si è voluto e non si vuole salvare. Egoismo ed interessi che ancora una volta sono stati costretti a fuggire anzitempo dallo stadio per evitare il peggio (il video di Guarascio e Scalise che scappano via in automobile, con autista, dal “San Vito-Marulla” prima della fine della partita contro i toscani, sta facendo il giro del web).

Crema: crema è Eugenio Guarascio che quando ormai l’iceberg ha colpito in maniera irrimediabile la sua nave, dice alla squadra che crede nella salvezza e nel frattempo porta i biglietti delle curve da 16 a 19 euro. Crema sono le risposte surreali del Cosenza calcio, e quindi di Eugenio Guarascio, a un sindaco Franz Caruso costantemente preso per i fondelli. Crema è la decisione (disperata e perennemente al risparmio) di far tornare in panchina Massimiliano Alvini dopo averlo ripetutamente delegittimato e poi esonerato un mese fa. Crema è l’orchestra che continua a suonare per sé stessa, mentre tutto intorno sta affondando miseramente.
Amarezza: il Cosenza calcio targato Eugenio Guarascio è riuscito nell’impresa non semplice di far passare la voglia anche all’ultimo dei romantici. La voglia di riscatto, la voglia crederci nonostante tutto e tutti, la voglia di tifare e di sentirsi parte di una battaglia collettiva. La voglia di scrivere e raccontare con le lacrime sul viso una realtà – con tutte le sue sfumature rabbiose, poetiche e contraddittorie – che da queste parti è sempre andata oltre il semplice gioco. Il Cosenza calcio targato Eugenio Guarascio alla fine è stato capace di svuotare lo stadio e il cuore di chi lo riempiva. Lo ha trasformato in un luogo freddo, asettico, chiuso, sporco. Il Cosenza calcio targato Eugenio Guarascio è riuscito a fare tutto questo senza provare alcuna amarezza, senza pudore e pentimento, senza riconoscere il suo fallimento. Senza mai chiedere perdono. E allora non resta che fargli i complimenti per questo capolavoro triste, assurdo, malinconico e disumano.

Il rischio appagamento del Catanzaro

Il rischio appagamento c’era e rimane. Dopo una salvezza matematica acquisita con largo anticipo e un derby conquistato in grande stile, si potrebbe dire, senza offendere nessuno, che tutti gli obiettivi principali di stagione il Catanzaro li ha già portati a casa. D’altronde, prima della sfida del “Braglia”, Fabio Caserta lo aveva detto chiaramente: «Ora tutti si aspettano da noi che alziamo l’asticella, ma io credo che questo si possa fare senza pensare alla classifica. Le responsabilità aumentano e dovremo essere bravi a isolarci da tutto questo».
Guardando la prova di sabato scorso, sembra che le sue parole non sia state recepite completamente e qualche dubbio resta sulle capacità reali della squadra giallorossa, soprattutto da un punto di vista mentale, di mantenere un ritmo sostenuto fino alla fine del torneo, ed anche oltre. Ma per dare un giudizio più completo su ciò che è ancora possibile ottenere, bisognerà osservare bene le prossime tre partite contro Bari, Carrarese e Mantova, squadre in piena lotta per obiettivi differenti e sicuramente più motivate delle Aquile.
Per evitare di andare in vacanza con largo anticipo, sarà necessario ripartire dalle certezze, su tutti Petriccione, garanzia in mezzo al campo, e capitan Iemmello in avanti, giunto al suo 15esimo centro in campionato. L’esperimento di schierare il 9 giallorosso accanto a Buso è intrigante. Nel senso che potrebbe essere una soluzione in grado di offrire letture e chiavi tattiche diverse, anche se a Modena lo hanno dimostrato poco.

Crema: il ritorno in campo di Compagnon dopo tanto tempo è la nota lieta della settimana. Non ha fatto granché, ma ha giocato tutto il secondo tempo e in questo finale di stagione potrebbe essere d’aiuto alla squadra. E poi c’è Ilie, arrivato a Catanzaro in punta di piedi, che a Modena Caserta ha schierato al posto di Pontisso. Il giovane rumeno è in crescita costante, dimostra di avere una grande personalità e capacità tecniche che potrebbero rivelarsi una novità da sfruttare fino in fondo da qui in avanti. Di certo si potrà contare sempre sul sostegno dei tifosi, presenti in massa al “Braglia” (per la precisione 1.886).
Amarezza: la sconfitta di Modena è la seconda consecutiva in trasferta. A un brutto primo tempo, è seguita una ripresa del Catanzaro più convincente, anche se dopo il pari siglato da Iemmello, è arrivato subito il 2-1 dei canarini. Il pareggio casalingo della Cremonese contro il Cittadella non aumenta più di tanto il distacco delle Aquile dal quarto posto, ora distante tre lunghezze, ma come scritto sopra, per vivere un playoff da sogno servirà necessariamente ritrovare nuovi stimoli e voglia di lottare senza risparmiarsi mai. (f.veltri@corrierecal.it)

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