COSENZA Sono 63 gli imputati nel processo scaturito dall’inchiesta nome in codice “Recovery“, coordinata dalla Dda di Catanzaro a contrasto del narcotraffico nel Cosentino, che hanno fatto richiesta – mediante i rispettivi legali – di accesso al rito abbreviato secco. Sono invece 12 gli imputati che hanno fatto richiesta di rito abbreviato condizionato, una richiesta è stata rigettata. Questa mattina si è tenuta l’udienza preliminare, al termine della quale il gup del tribunale di Catanzaro Marilena Sculco ha rinviato a giudizio tutti gli imputati.
Il giudice ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di Salvatore Imbrogno (difeso dall’avvocato Tanja Argirò) ed Enrico Dattis. Si tratta di due decisioni importanti. Imbrogno era accusato di aver avuto un ruolo nella latitanza di Francesco Strangio, capace di sottrarsi all’esecuzione della pena di 14 anni di reclusione ordinata dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria. Imbrogno avrebbe messo a disposizione il proprio immobile per consentire a Strangio di eludere i controlli delle forze dell’ordine, provvedendo alla cura ed al suo sostentamento nell’abitazione dove il fuggitivo è stato poi intercettato.
Enrico Dattis invece era accusato di essere la “talpa” che avrebbe informato alcuni membri del clan della presenza di indagini a loro carico. Negli scorsi mesi, in accoglimento del ricorso e delle tesi difensive degli avvocati Nicola Rendace e Giovanni Carlo Tenuta, la Suprema Corte di Cassazione, aveva annullato con rinvio l’ordinanza del gip di Catanzaro con la quale, era stata disposta nei confronti del finanziere la misura della sospensione dal servizio di un anno. Per due volte dinanzi al gip ed anche in sede di Riesame dinanzi al Tribunale di Catanzaro i difensori dell’imputato avevano sollecitato indagini integrative, poi effettuate, per dimostrare la totale estraneità ai fatti del loro assistito. Per gli avvocati, Dattis non poteva essere la talpa «non avendo mai prestato servizio a Cosenza» e dunque non in grado i «attingere a nessun tipo di informazioni sulle indagini allora in corso e che riguardavano la cosca Patitucci». Una tesi che ha convinto la giudice a disporre il non luogo a procedere.
Il giudice ha accolto tutte le richieste, eccezion fatta per Salvatore Ariello: la cui richiesta è stata rigettata. (f.b.)
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