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CONSIGLIO REGIONALE

Regione, la maggioranza qualificata (stavolta) c’è: via libera a ReDigit e Arec

Dopo due rinvii il centrodestra completa la riforma del sottogoverno nel campo del digitale e dell’energia. Il no del Pd

Pubblicato il: 31/03/2025 – 15:33
Regione, la maggioranza qualificata (stavolta) c’è: via libera a ReDigit e Arec

REGGIO CALABRIA Buona la terza. Dopo due rinvii, la maggioranza di centrodestra approva le leggi regionali che creano la “ReDigit Spa”, società in house della Regione nell’ambito del digitale, dell’informatica e della comunicazione, e l’Arec, Agenzia per l’energia, anche questa ente strumentale della Regione. Lo start di questi due nuove enti regionali che rappresentano una ulteriore riforma del sottogoverno e della macchina amministrativa della Regione, è avvenuto oggi in Consiglio regionale con il via libera alle due proposte di legge, quella di Fratelli d’Italia, che prevede l’istituzione del Sistema informativo integrato regionale della Calabria (Siir), e quella, bipartisan ma sostanzialmente riconducibile ad Azione, che introduce l’Arec. A votarle la maggioranza qualificata dei 2/3 dell’assemblea (maggioranza qualificata richiesta quando si tratta di istituire nuovi enti regionali), con il voto dunque compatto di tutto il centrodestra e anche di due esponenti eletti nella minoranza, Ferdinando Laghi (DeMa) e Francesco Afflitto (Misto): sanato dunque il “vulnus” delle due precedenti sedute nelle quali la maggioranza si era vista costretta a rinviare il via libera ai nuovi enti per il mancato raggiungimento del quorum.

Il dibattito

Per la dichiarazione di voto è intervenuto Ernesto Alecci (Pd), che, annunciando il parere contrario del Pd, ha espresso «perplessità con riferimento alla ReDigit per quanto riguarda la quantificazione della spesa e il personale», chiedendosi «come mai la Regione non si rivolga al proprio personale, temiamo che si metta in piedi un ulteriore carrozzone che graverà sulle spalle dei calabresi». Anche Amalia Bruni (Pd) conferma le critiche parlando di «scatole che rischiano di appesantire la macchina della Regione, fermo restando che le aree di intervento di queste società sono strategiche non condividiamo la metodologia adottata dalla maggioranza per approvarla, una metodologia opaca».

ReDigit per il digitale

La nuova società in house ReDigit – si legge nella relazione alla legge – avrà il compito di «supportare il sistema regionale nel garantire un approccio sinergico agli investimenti nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, continuando – e accelerando ulteriormente – il percorso già intrapreso dalla Regione». Al Siir aderiscono la Regione Calabria, gli enti del sistema regionale come le aziende sanitarie e le società regionali a totale partecipazione pubblica. La legge prevede, con riferimento agli organi societari, che «l’amministrazione della società all’atto della sua costituzione è affidata a un amministratore unico nominato dal presidente della Giunta regionale con proprio decreto; lo statuto può prevedere che l’organo di amministrazione della società sia composto in forma collegiale da un consiglio di amministrazione di tre membri, nel quale è garantito il rispetto del principio di equilibrio di genere almeno nella misura di un terzo dei suoi componenti». La Regione parteciperà al capitale sociale del nuovo ente in house ReDigit Spa, per una quota di capitale sociale complessivamente pari a 2,67 milioni di euro. Il capitale sociale della società, per come indicato nella relazione preliminare di sostenibilità economico-finanziaria allegata alla presente, sarà complessivamente pari a 3 milioni di cui 2,67 milioni (a valere sul bilancio della Regione) per consentire alla costituenda società di far fronte ai costi stimati di costituzione, avviamento ed esercizio per un periodo iniziale complessivo di 30 mesi». La società per azioni avrà capitale interamente pubblico inizialmente sottoscritto dalla Regione Calabria nella misura dell’89 per cento, da Fincalabra S.p.A. nella misura del 10 per cento, da Azienda per il governo della sanità della Regione Calabria – Azienda Zero nella misura dello 0,2 per cento e dai seguenti soci nella misura dello 0,1 per cento ciascuno: Asp di Catanzaro; Asp di Cosenza; Asp di Crotone; Asp di Reggio Calabria; Asp di Vibo Valentia; Azienda ospedaliera “Dulbecco” di Catanzaro; Azienda aspedaliera di Cosenza; Azienda ospedaliera “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria.

L’Agenzia per l’energia

La nascita della Agenzia per l’energia-Arec prende le mosse – si legge nella relazione illustrativa della legge, firmata da Mancuso, De Nisi, Graziano e Lo Schiavo – dal fatto che in base all’articolo 117, terzo comma, Cost. spetta alle Regioni la potestà legislativa nella materia “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, da esercitarsi nel rispetto dei principi fondamentali riservati alla legislazione dello Stato. La volontà del legislatore di riforma costituzionale del 2001 di attribuire la materia dell’energia alla potestà legislativa concorrente, dunque, si pone lungo il medesimo solco già tracciato dalla legislazione precedente, culminata nella la legge Bassanini (e, anzi, per certi versi pare diretta a dare copertura costituzionale a buona parte dell’impianto della medesima). In particolare, secondo l’attuale versione dell’articolo 117, terzo comma, Cost., salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali di competenza statale, spetta alle Regioni la potestà legislativa in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia». Sulla scorta di questa premessa – scrivono ancora Mancuso, De Nisi, Graziano e Lo Schiavo – «nel solco del rispetto delle norme in materia di energia, la Regione Calabria, ai sensi dell’articolo 54 dello Statuto, istituisce l’Agenzia regionale per l’energia Calabria (Arec)». Tra i compiti previsti per l’Arec «l’esercizio, controllo, manutenzione ed ispezione degli impianti termici sul territorio regionale; migliorare la gestione della domanda di energia, mediante la promozione dell’efficienza energetica; favorire un miglior utilizzo e la razionale gestione delle risorse locali e rinnovabili. Questo al fine di favorire l’utilizzazione di tali risorse energetiche anche nell’edilizia residenziale pubblica; sostenere la ricerca finalizzata allo sfruttamento delle condizioni ottimali d’approvvigionamento energetico nell’ambito del territorio regionale; azioni mirate al miglioramento dell’ambiente e al controllo dell’inquinamento atmosferico; il supporto tecnico per la programmazione e per la pianificazione energetica di competenza regionale; la ricezione, la registrazione e il deposito delle attestazioni di prestazione energetica (Ape); l’effettuazione di verifiche, di controlli, di accertamenti e di ispezioni relativi alla conformità delle attestazioni di prestazione energetica (Ape); il supporto tecnico alla Regione per la presentazione, l’attuazione e la gestione contabile di progetti comunitari in materia di energia e di mobilità sostenibile, nonché di progetti relativi al Pnrr; la promozione, la realizzazione e la gestione di iniziative e di progetti di innovazione e ricerca coerenti con le politiche energetiche della Regione; il supporto alla costituzione di comunità energetiche rinnovabili (Cer) sul territorio regionale; il supporto agli Enti locali per la pianificazione delle azioni e il coordinamento delle iniziative in  materia di energia; il supporto alle attività istruttorie, di controllo e di verifica relative al rilascio delle autorizzazioni in materia di energia di competenza regionale; il supporto tecnico, amministrativo e giuridico nell’assegnazione della gestione delle reti di distribuzione del gas di competenza della Regione».
Nove in tutto gli articoli di questa proposta di legge regionale: tra questi, la norma che prevede come organi dell’Agenzia per l’energia il direttore generale e il revisore unico, che restano in carica tre anni, con il direttore generale che viene «nominato con decreto del presidente della Giunta regionale previa deliberazione della Giunta stessa, sulla base dell’istruttoria compiuta dal competente dipartimento sull’esame dei curriculum dei candidati». (a. cant.)

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